Ho aperto gli occhi, soffocando un grido in un profondo respiro affannato. Immagini mi scorrono freneticamente davanti agli occhi, come affreschi di una vita passata; un topo bianco in una foresta, insieme ai miei compagni. Una pallida ragazzina vestita di stracci alla luce della luna. A fianco a Siope, cercando ci calmare un lupo crudele che ci sbarra il cammino. I suoi artigli che lacerano la mia carne.
Mi ritrovo seduto per terra all'interno di un piccolo capanno di legno, a pochi passi da me vedo un satiro. La mia mano sfiora inconsciamente il petto laddove era stato dilaniato, ma non sento ferite nè cicatrici. Guardo in basso e mi percorre un brivido d'orrore. Vedo la mia pelle nera come la notte. No, non è uno strano gioco di luci, è davvero nera. Poi capisco. Guardo verso l'alto e lunghi capelli bianchi mi coprono il volto e mi ricadono sulle spalle. Capisco qual è il mio dono, e la mia maledizione: rinascere come la nemesi razziale di ciò che sono sempre stato, che ironia... Mi alzo in piedi, sento ancora un latente senso di spostamento, come se non fossi del tutto in me, e forse le cose non sono così lontane dal vero. In un angolo della capanna sono ben riposti i miei vestiti e tutto il mio equipaggiamento. Non faccio fatica a indossare l'armatura, ma la sento più pesante di quanto le mie spalle ricordassero. Osservando meglio il mio corpo noto come sia più snello e meno muscoloso...allora è vero, sono davvero diventato uno di loro.
Non ricordo nulla di ciò che è stato tra la morte e la rinascita in questo nuovo corpo, ma provo quella straniante sensazione di un sogno quasi reale che non riesco a ricordare. Chissà se col tempo...
Esco alla calda luce del mattino, che mi abbaglia per qualche secondo. Davanti a me vedo Calavera, Occhi d'oro e Tarot. E gli altri? Possibile che...no, non ci voglio credere. Mi rassicurano, ma mi guardano con occhi sbarrati, e non è difficile immaginarne il perché.
Ma questo ormai è il mio corpo. La mia seconda occasione. Il mio dono, e la mia maledizione.
Miaren Mekhyaar
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