Oggi ho assistito a qualcosa di assolutamente alieno alla mia cultura e alla mia esperienza.
Fra due giorni inizia il torneo e ognuno di noi si prepara a modo suo. Stufo di vagare senza meta, mi sono unito ai due mezz'orchi per assistere al primo allenamento di quell' "anziano signore devoto a Garl" (ma ad alcuni, soprattutto a Kalis, piace chiamarlo in un altro modo, non senza conseguenze decisamente esilaranti).
Da sempre i rapporti tra gli orchi e la mia razza (mi rifiuto di accettare questo ricettacolo temporaneo in cui è stata intrappolata la mia anima, sarò sempre un elfo dei boschi) sono difficili; lo racconta il mito di Corellon Larethian che combatté Gruumsh e dal cui sangue nacquero gli elfi, lo racconta il sangue degli uni versato dagli altri da quando il mondo come lo conosciamo ha memoria, lo raccontano semplicemente anche i più civili degli sguardi reciproci.
Nonostante ciò sono sempre stato curioso riguardo questo mondo così diverso dal mio, così barbaro eppure così fiero, sperando un giorno di poterlo guardare non attraverso gli occhi del pregiudizio.
Se davvero l'addestramento cui si sottopongono i mezz'orchi rispecchiasse ciò che Tarot ha cercato di insegnare a Occhi d'Oro, ma soprattutto il come l'ha fatto, forse ora riuscirò ad avere più rispetto di una cultura forte, di sangue e violenza, ma a suo modo profonda e temprata dalla sofferenza.
E, cosa non meno importante, temo che Occhi d'Oro non durerà una settimana. Ma se davvero quello è il suo desiderio, e se davvero tale volontà sarà forte abbastanza da sostenere il suo corpo, allora come direbbe Tarot "nascerà un altro fiero Figlio di Gruumsh". Con buona pace di Garl.
Miaren Mekhyaar
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